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L’arte e la visione dell’artista connesse alla realtà della vita

Spesso ci si chiede quale sia il compito dell’arte e il ruolo dell’artista nella società. L’arte contemporanea, in particolare, fatica a farsi comprendere dallo spettatore che spesso rimane sgomento di fronte a un’opera non capendone l’utilità, non capendone il significato. Ciò che il mondo ha vissuto e sta tutt’ora vivendo può essere una testimonianza dell’utilità dell’arte.

“Prima, non c’è nulla, poi c’è un nulla profondo, poi una profondità blu”. Yves Klein prende in prestito queste parole da Gaston Bachelard per superare l’arte pura e tradizionale: costituire l’immateriale era possibile soltanto compiendo un passo in più, osando andare oltre non soltanto a linee e forme, ma agli stessi pennelli, alla tela, alle pareti. Attraverso queste parole l’artista ha fatto il passo decisivo verso il proprio fine. “Voglio superare l’arte – superare la sensibilità – superare la vita – voglio raggiungere il vuoto”.

Rappresentare la non materia attraverso la materia con un alleato: lo spazio. Nella galleria Iris Clert di Parigi, nell’aprile del 1958 si tenne la mostra di Yves Klein “Epoca Pneumatica, la sensibilità pittorica immateriale allo stato materia prima”, meglio conosciuta come “Le Vide” (Il Vuoto). L’opera di Klein consistette nel dipingere interamente di bianco l’intera galleria d’arte, ogni oggetto fu rimosso per presentare semplicemente un bianco eterno e impalpabile. Il bianco e lo spazio governavano da soli, e l’uomo si perdeva, camminando all’interno dell’opera d’arte dove non c’era nulla da vedere, nulla richiamava l’attenzione se non l’ombra di un corpo; la galleria era un luogo-vuoto che tuttavia diventa figura reale. Quale è l’opera? Il vuoto. L’opera stessa era lo spazio creato dal vuoto presente nella stanza. Klein aveva creato il vuoto nella materia, si tratta di un’opera concettuale: dare forma a un’idea astratta. Il vuoto non esiste effettivamente nel mondo e la sua creazione è possibile soltanto con lo sforzo dell’immaginazione dell’uomo. Da qui i critici d’arte si pongono la domanda: l’arte crea mondo o la rappresentazione del mondo? Klein parla di immaginazione e di sensibilità, poco gli importa il fatto che creare il vuoto sia un atto di creazione di un artificio artistico ingannatore che illude lo spettatore. L’opera d’arte per lui deve proseguire oltre queste inutili contraddizioni formali. Il vuoto per Klein è senza influenze materiali, un’area dove entrare in contatto con la propria sensibilità, per vedere la realtà come appare nella sua essenza, oltre la rappresentazione.

Il critico Hans-Georg Gadamer sosteneva che arte e realtà concreta della vita sono strettamente connesse, l’arte è esperienza del mondo. L’esperienza del lockdown, che tutti noi abitanti del mondo abbiamo vissuto, conferma il ruolo reale che l’arte possiede e esercita nella società: le piazze, la cui ragione di esistere si esplica nel fornire uno spazio agli uomini per incontrarsi, si sono svuotate. Come le opere d’arte sono state rimosse da Klein nella galleria così gli abitanti di una città sono stati allontanati dalla piazza: l’arte è esperienza del mondo. Klein prende una galleria d’arte e, letteralmente, la smonta eliminando gli oggetti, le pareti, il concetto stesso di mostra. Il lockdown ha snaturato le piazze, i parchi, i ristoranti e i locali eliminandone i protagonisti, ciò per cui piazze, parchi, ristoranti e locali sono stati creati: l’uomo. Se l’arte fa tutt’uno con la vita, dobbiamo ammettere che il vuoto è effettivamente venuto ora a crearsi anche nella realtà che ci circonda, evento intangibile ma esperibile concettualmente. E se per Yves Klein il vuoto non è il nulla ma un preciso stato immateriale, se nella sua poetica, centrale e fondamentale è il concetto dell’immaginazione, unico strumento che possediamo per poter raggiungere il vuoto, allora dobbiamo anche riconoscere che questo virus, la cui azione non poteva essere prevista ma solamente essere immaginata, ci ha avvicinati ad un concetto (antropocentrico) di vuoto e ha realizzato in gran parte del mondo ciò che Klein ha realizzato nella piccola galleria Iris Clert.

Klein ha allestito un’esibizione visionaria e innovativa; questo è, con tutta probabilità, il compito dell’arte e degli artisti, cioè quello di anticipare e mostrare punti di vista alternativi.

In mostrami spesso non ci spingiamo a considerazioni così critiche dell’arte in quanto consideriamo che l’arte debba essere per tutti e debba parlare parole semplici, tuttavia ci siamo appassionati a questa tematica e ci siamo voluti spingere oltre nella speranza che questo articolo vi possa piacere.

Gianmarco Teruzzi

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