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Arte moderna e contemporanea: un viaggio artistico all’insegna del Natale!

Arte a Natale? Sempre!!!! Che sia contemporanea, street, moderna, visiva, musicale… pensiamo sia un’ottima compagna del Christmas Time.

Il Natale d’altronde divide e unisce: chi pensa che sia il periodo dell’anno più emblematico del consumismo delle generazioni contemporanee e chi invece lo ama per l’atmosfera magica e fiabesca che porta con sé.  Una cosa però è indiscutibile: il Natale ha da sempre ispirato l’arte moderna e contemporanea! Il panorama artistico è ricco di artisti visivi, scrittori e musicisti che si sono lasciati ispirare dal messaggio più profondo del Natale, riassumibile con questa frase di Janice Maeditere: “Christmas is not as much about opening our presents as opening our hearts.”, cioè “Il Natale non riguarda molto l’aprire i regali quanto aprire i nostri cuori.”

E forse questo messaggio dovrebbe valere tutto l’anno… ed è con questo che vogliamo farvi i nostri migliori auguri!
Vi proponiamo un itinerario artistico sull’arte contemporanea a tema Natale! Consigliamo di accompagnare la lettura con una tazza di thè caldo fumante o una cioccolata calda!!! Buona lettura.

Artisti moderni che hanno rappresentato la nascita di Gesù bambino

Partiamo dal classico, l’opera d’arte “Natività di Gesù” dell’artista Giotto, 1303/1305

 

L’opera d’arte “Madonna col Bambino” dell’artista Botticelli, 1467

 

L’opera d’arte “Adorazione dei Magi” dell’artista Leonardo Da Vinci, 1481/1482

 

L’opera d’arte “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” dell’artista Caravaggio – 1600

 

L’opera d’arte “Adorazione dei pastori” dell’artista Pieter Paul Rubens, 1608

L’opera d’arte del canto natalizio per eccellenza “Stille nacht, heilige nacht”, 1818

Il più celebre canto natalizio al mondo è di origine austriaca ed è stato tradotto in più di 300 lingue e dialetti! Mentre leggi, metti di sottofondo questa magica opera d’arte per le orecchie!

La magica illustrazione natalizia “The day before Christmas” dell’artista Carl Larsson, 1892

Carl Larsson è un pittore svedese specializzato in illustrazioni di libri, giornali e riviste. Questo acquerello su carta ritrae un momento magico in cui quattro bambini cercano di scoprire cosa accade dietro la porta: staranno forse incartando i loro regali?

L’emblematico balletto di danza classica natalizia con la sinfonia di Čajkovskij: un’opera d’arte intramontabile!

“Lo Schiaccianoci” il balletto di danza classica con le magistrali composizioni di Pëtr Il’ič Čajkovskij (op. 71) e la coreografia di Marius Petipa. La storia è tratta da “Schiaccianoci e il re dei Topi” di Amadeus Hoffmann e racconta di Clara, una giovane ragazza russa (questo è il nome che le viene dato nella reinterpretazione di Dumas), che il giorno della vigilia di Natale riceve in dono una misteriosa bambola-schiaccianoci di legno che assomiglia a un soldato. Durante la notte Clara viene assalita dagli incubi ma lo Schiaccianoci, trasformandosi in un incantevole principe, la trarrà in salvo e la porterà con sé in un magico viaggio. Clara scoprirà così che un terribile sortilegio lo ha reso uno schiaccianoci! Hanno inizio così i festeggiamenti con un bellissimo ballo di fiori. La ragazzina si sveglia in camera sua mentre stringe a sé lo schiaccianoci… Godetevi anche voi  questa opera d’arte classica!

L’opera d’arte “La nascita di Cristo” dell’artista Paul Gauguin, 1896

Olio su tela realizzato dal pittore francese a Tahiti, dove Gauguin visse per diversi anni. Per questo motivo la Sacra Famiglia ha i tratti tipici tahitiani.

L’opera d’arte “Il Natale dei rimasti” dell’artista Angelo Morbelli, 1903

Questa malinconica tela dell’artista contemporaneo Angelo Morbelli rappresenta cinque anziani desolati e assorti nei loro pensieri. Il tema della vecchiaia e dell’abbandono vengono trattati dall’artista dopo essere entrato in contatto con gli ospiti del Pio Albergo Trivulzio, il più antico centro di assistenza per poveri vecchi a Milano.

L’emozionante opera d’arte dello scrittore e poeta Giuseppe Ungaretti, 1916

Giuseppe Ungaretti scrive questa poesia, intitolata “Natale” durante un periodo di licenza nel corso della Prima Guerra Mondiale. La poesia racconta la tristezza e gli orrori della guerra, la voglia di riposare e guardare dentro di sé senza avere contatti con il tumultuoso mondo esterno.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

L’opera d’arte non convenzionale “La culla” dell’artista contemporaneo Gustav Klimt, 1917/1918

Con un po’ di attenzione è possibile trovare la testa del neonato posta all’apice della composizione. È un allegro miscuglio di stoffe e tessuti colorati, sulla scia del gusto di Klimt, affascinato dai mosaici orientali e stimolato dalle coeve teorie freudiane.

L’opera d’arte provocatoria “The virgin spanking the Christ child before three witnesses” dell’artista contemporaneo Max Ernst, 1926

L’artista contemporaneo Max Ernst è uno dei maggiori esponenti della corrente artistica del Surrealismo. Quest’opera non convenzionale e provocatoria mostra la Madonna che sculaccia Gesù bambino. Questo dipinto fu condannato per blasfemia proprio per il suo carico provocatorio. Il rifiuto della religione per l’artista ha però una chiara motivazione: la  morte della sorella maggiore, a cui Max Ernst non ha mai saputo dare una spiegazione razionale.

La perturbante opera d’arte “La favola di Natale” dell’autore Giovannino Guareschi scritta nel campo di concentramento di Sanbostel, 1944

Lo scrittore era internato nel campo di concentramento di Sanbostel quando scrisse questo racconto. La “Favola di Natale” venne anche rappresentata con una sorta di spettacolo in una umida baracca, accompagnata dalla musica composta da un altro prigioniero, Arturo Coppola che dirigeva anche il coro degli altri prigionieri. Lo scrittore alla fine della guerra raccontò che «Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo.» Questo magico e artistico momento di condivisione, che nulla ha a che fare con l’ambientazione, emblema dell’orrore dell’umanità, rappresenta quanto vi è più puro nel mondo: la speranza.

«C’era una volta un prigioniero. No: c’era una volta un bambino. Meglio ancora: c’era una volta una Poesia. Anzi, facciamo così: c’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero. E la Poesia? – direte voi – cosa c’entra? La Poesia c’entra perché il bambino l’aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà, la sera di Natale. Ma, come abbiamo spiegato, il papà del bambino era prigioniero in un paese lontano lontano. Un paese curioso, dove l’estate durava soltanto un giorno e, spesso, anche quel giorno pioveva o nevicava. Un paese straordinario, dove tutto si tirava fuori dal carbone: lo zucchero, il burro, la benzina, la gomma. 
Un paese senza l’uguale, dove tutto quello che è necessario all’esistenza era calcolato con così mirabile esattezza in milligrammi, calorie, erg e ampère, che bastava sbagliare un’addizione – durante il pasto – per rimanerci morti stecchiti di fame”. Alla sera della Vigilia il bambino continuava a fissare una sedia vuota: quando i papà non ci sono il Natale non è più né felice né spensierato. Allora Albertino, così si chiamava, recitò la sua poesia:
“Din don dan la campanella questa notte suonerà e una grande, argentea stella su nel ciel s’accenderà”. Alla fine la finestra si spalancò e la Poesia, trasformata in un uccellino, volò via. “Dove vuoi che ti porti?” domandò il Vento.“Portami nel Paese dove è adesso il papà del mio bambino”, disse la Poesia.
 Stai fresca!” rispose il Vento, “Perché prendano anche me e mi mandino al lavoro obbligatorio a far girare le pale dei loro mulini a vento! Niente da fare: scendi! “
Ma la Poesia tanto pregò che il Vento acconsentì a portarla almeno alla frontiera. “Faceva tanto freddo che la povera poesiola aveva tutte le rime gelate e non riusciva neppure a spiccare il volo. ”Dove vai?” le chiese un vecchio il quale, con uno stoppino legato in cima a una pertica, cercava invano d’accendere qualche stellina nel cielo nero.“Al campo di concentramento”, rispose la Poesia senza fermarsi.“Ohimè”, sospirò il vecchio, “internano anche la Poesia, adesso?”. Alla fine il coraggio e l’amore di Albertino gli faranno riabbracciare il suo adorato papà».

L’opera d’arte non tradizionale “Natività” dell’artista contemporaneo Marc Chagall, 1950

L’artista contemporaneo Marc Chagall fa rimanere un po’ spiazzati perché in quest’opera introduce elementi non facilmente comprensibili, poiché riguardano aspetti della sua vita personale: l’angelo con indosso la kippah e la lampada ad olio rimandano al suo credo ebraico. L’animale rosso volante rappresenta l’ambientazione dell’intera opera, cioè il povero paese che vive di agricoltura e pastorizia in cui l’artista è nato (Vitebsk, Russia).

L’opera d’arte “Madonna col Bambino” dell’artista contemporaneo Henrì Matisse, 1950

Il racconto “Natale a Regalpetra” dello scrittore Leonardo Sciascia, 1956

In questo breve racconto lo scrittore Leonardo Sciascia ripercorre il ricordo di come trascorreva il Natale nel povero paese siciliano in cui è nato: Regalpetra.

«– Il vento porta via le orecchie – dice il bidello.
Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.
I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.
L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo
Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto: un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.
Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.
In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: “La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù”.
Alcuni hanno scritto, senza consapevole amarezza, amarissime cose: “Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa”.
Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema… Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.
“La mattina del Santo Natale – scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto”.
La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre “per fare la spesa”. Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.
“E così ho passato il Santo Natale”».

Le opera d’arte che non ci si aspetterebbe dall’artista contemporaneo Salvador Dalí – Christmas cards, 1958-1976

Pochi sanno che tra il 1958 e il 1976 l’artista contemporaneo Salvador Dalì ha realizzato 19 cartoline di Natale per l’azienda spagnola Hoechst, la quale le avrebbe mandate ai loro collaboratori nel periodo natalizio. L’albero di Natale è un elemento che accomuna queste cartoline, anche se è riprodotto in maniera non convenzionale e sempre diversa.

L’opera d’arte dell’artista Elimo Njau (nato in Tanzania, 1932-), “Nativity”, 1959

Lo scritto di Salvatore Quasimodo: un’opera d’arte intitolata “Natale”, 1952

Questa poesia dello scrittore Quasimodo si concentra sulla differenza tra la serenità del presepe e la realtà della cattiveria umana: gli uomini sono indifferenti al sacrificio che Gesù ha compiuto per loro.

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

L’opera d’arte “La Natività” dell’artista contemporaneo Carlos Merida, 1974

L’artista contemporaneo guatamalteco fa parte della corrente artistica dei cubisti e interpreta la grande stagione del muralismo messicano valorizzando la cultura popolare latino-americana insieme a Diego Rivera. Quest’opera cubista vede l’utilizzo del collage con l’aggiunta di diversi materiali.

Un’opera d’arte non convenzionale che tratta temi tradizionali: Street Art anche a Natale!

Nativity mural at Batahola Norte Community Center, Managua, Nicaragua.

L’opera d’arte con la scena della natività Giapponese

Hiroshi Tabata (artista contemporaneo giapponese), Nativity, 1998.

L’opera d’arte “Fuga in Egitto” dell’artista contemporaneo Paolo De Pasquale, 1988

L’opera d’arte contemporanea “Rudolph the red-nosed reindeer paddle ball game” dell’artista J. Koons, 2000

L’artista contemporaneo J. Koons trasforma il naso della renna Rudolf in una racchetta da gioco. Koons è noto per ironizzare sui miti degli americani, la loro cultura e il loro consumismo.

L’opera d’arte contemporanea dell’artista Sawai Chinnawong (Thai, 1959-), “Nativity”, 2002

L’opera d’arte contemporanea dell’artista Kim Hueng Jong (Korean, 1928-), “Christmas Scene”

L’opera d’arte contemporanea dell’artista Gde Sukana Kariana (Indonesian, 1974-), “Nativity”, 2011

L’opera d’arte contemporanea  “Natività” dell’artista Maristella Angeli

 

Com’è andato questo viaggio artistico sul Natale? Speriamo sia stato di ispirazione e conforto! Volete viverla anche di presenza, qui abbiamo raccolto diverse mostre ed eventi d’arte “on air” durante il Christmas time. Ancora i nostri migliori auguri per queste feste!

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